Consigli per gli acquisti: atomizzatori

Bando alle ciance e addentriamoci subito nell’argomento 😀

L’atomizzatore è la parte che fa vapore, partiamo dicendo questo.
Si avvita al dispositivo (di cui ho parlato qui) tramite una filettatura standard, che in larga maggioranza è la “510”, e in alcuni atom entry level è di tipo “eGo”.

Il dispositivo ha la sua importanza, ma la “bontà” della boccata che avrete sarà in parte data dalla validità di erogazione del PV e in larga parte dalla validità dell’atomizzatore.

In altre parole, se su un’ottima batteria mettete un pessimo atomizzatore, svaperete da schifo.
Dato che ormai tutti i dispositivi riescono ad erogare abbastanza bene, la differenza alla fine della fiera ve la fa l’atom.

Cerchiamo intanto di capire come è fatto un atomizzatore.

 

ANATOMIA DI UN ATOMIZZATORE

 

Un atomizzatore è composto come minimo da una resistenza, detta anche coil, e da una camera di atomizzazione, che è lo spazio in cui il vapore può svilupparsi.

Il collegamento elettrico con il dispositivo passa attraverso la base ed è dato per il polo positivo da una vite o pezzo simile che attraversa l’atom, partendo dal centro della filettatura 510 e andando a finire dentro l’atom su una delle due torrette, e per il polo negativo da tutta la struttura esterna, che di solito è in comunicazione con l’altra torretta.
Può anche esserci un sistema a ghiera o a fori per la regolazione dell’aria e del liquido, ma non per forza.
Di certo deve entrare dell’aria da qualche parte, attraverso qualche foro, intercapedine o altro.

Negli atomizzatori con serbatoio c’è poi anche il serbatoio (dai? 😀 ) e il camino, che di fatto è un prolungamento della camera di atomizzazione e che va a innestarsi sotto il tip, cioè il bocchino da cui tirate.

Come sempre, un’immagine val più di mille parole:

https://img.fasttechcdn.com/397/3974600/3974600-1.jpg

Come appena detto, partendo da destra, cioè dal fondo, abbiamo:

  • il pin positivo (positive pole)
  • l’airflow slot che è la regolazione dell’aria
  • la base e il juice flow control (regolazione del liquido)
  • il “velocity style deck”, che è un particolare tipo di deck, cioè il “ripiano” su cui alloggiare le coil
  • la camera di atomizzazione che in questo caso è quella con scritto “Griffin” in corsivo nero
  • il serbatoio in pyrex
  • il camino che si avvita alla camera
  • la chiusura superiore
  • infine il tip, o bocchino in italiano.

 

In certi casi il tank (o serbatoio) non esiste.
E’ il caso dei dripper, di cui parlerò dopo, e in questo caso la struttura si semplifica, perchè tutta la parte mediana sparisce.
Come sempre, mi aiuto con un’immagine:

https://i0.wp.com/www.angelcigs.com/media/catalog/product/cache/1/image/9df78eab33525d08d6e5fb8d27136e95/g/e/geekvape_tsunami_rda_rebuildable_dripping_atomizer_silver_authentic_2_.jpg

Anche qui c’è il solito pin positivo, la solita base, il solito “deck” a cui fissare la resistenza, e poi c’è semplicemente una “cover” metallica, che è di fatto la camera di atomizzazione.
Sparisce dunque il camino, sparisce il serbatoio, e il tip si innesta direttamente sulla camera di atomizzazione, in questo caso attraverso un adattatore.

TIPI DI ATOMIZZATORE

 

Bene, ora che abbiamo visto un attimo come è fatto un tipico atomizzatore, passiamo alle categorizzazioni.

Gli atom si possono suddividere sulla base di diversi parametri:

  • In base al tipo di tiro avremo atom di guancia o di polmoni

  • In base alla riserva di liquido, avremo atom a tank o a dripper

  • In base al fai da te, avremo atom rigenerabili o non rigenerabili

  • In base al tipo di alimentazione, avremo atom a wick o a mesh

  • In base alla quantità di resistenze, avremo atom single coil o con più di una coil

  • Atom bottom feeder

 

Queste caratteristiche si possono unire, quindi potremo avere per esempio un tank di polmoni non rigenerabile, a wick in dual coil, oppure un dripper di guancia, rigenerabile a mesh in single coil.

Guardiamo nel dettaglio le diverse voci per capire meglio.

 

Guancia / Polmoni

Queste due modalità riguardano il MODO in cui si tira.

Il tiro di guancia è quello classico della sigaretta, insomma come se stessimo bevendo da una cannuccia, e in inglese è detto “mouth-to-lung”.
Offre una certa resistenza al risucchio che applichiamo e produce una discreta quantità di vapore, senza esagerare.
E’ molto indicato per chi cerca un’esperienza il più possibile vicina a quella delle sigarette.

Il tiro di polmoni è invece quello “diretto”, tipo inspirazione dal boccaglio dell’ossigeno, o per usare “il linguaggio dellagggènte” è il tipo di tiro che si fa con i chillum 😀
In inglese è il cosiddetto “direct lung”.
E’ un tiro che non offre pressochè nessuna resistenza al risucchio che applichiamo, produce molto vapore, che staziona per più tempo nei polmoni, causando un maggior assorbimento di nicotina.
E’ quindi buonissima norma abbassare la nicotina rispetto ai valori che si usano nel tiro di guancia.
E’ indicato per chi preferisce un’inalazione fluida, senza resistenza e molto corposa.

Dunque, guancia o polmoni? Dipende dai gusti, non c’è un modo migliore di un altro, anche se personalmente ho qualche dubbio sulla salubrità del tiro di polmoni, ma non ho ancora verificato.

 

Tank / Dripper

Sono le due grandi tipologie di atomizzatori, in termini di riserva di liquido, e sono quelli che vi ho fatto vedere nei disegni di prima.
I tank hanno un serbatoio che ci garantisce un’autonomia di un tot di millilitri, di solito dai 2 agli 8, con un valore tipico di 4 ml.

I dripper invece, letteralmente “gli sgocciolatori” sono gli atom come quelli del secondo disegno.
Non hanno serbatoio, e quindi ci si deve sgocciolare dentro un tot di gocce di liquido, sufficienti a fare qualche tiro, diciamo tra i tre e i venti tiri.
I dripper più moderni hanno una “vaschetta” che permette di accumulare più o meno 0.5 – 1 ml, così da avere un briciolo di autonomia, ma non sono ovviamente paragonabili a un tank.

Gli atom a tank hanno il vantaggio di essere comodi e in teoria di non perdere liquido, anche se in pratica possono avere delle perdite, per quanto minime.
Gli atom da dripping hanno il vantaggio di avere una resa aromatica migliore, dato che mettete la bocca praticamente dove si genera il vapore, e siccome non ci sono riserve di liquido, vi permettono di provare diversi liquidi: vi basterà usare un altro gusto quando la resistenza è ormai a secco.

Gli svantaggi dei tank sono tendenzialmente sulla resa, se paragonati ai dripper, anche se ultimamente stanno uscendo degli atom a tank che si avvicinano alla resa dei dripper, e sulle dimensioni, ovviamente maggiori di un dripper.
Gli svantaggi dei dripper sono l’assenza di autonomia, la scomodità d’uso, dato che dovete ricaricare ogni qualche minuto, e il forte rischio di perdite, poichè il sistema è di fatto aperto verso l’esterno molto più che un tank.

Quindi, all’atto pratico, il tank svolge un po’ la funzione del pacchetto di sigarette, mentre il dripper svolge più la funzione della pipa.
I tank sono la scelta più indicata per lo svapo quotidiano, fatto di viaggi al lavoro, pause pranzo, svapate al computer ecc, mentre i dripper sono atom più “da meditazione” o da competizione, cioè sono adatti a momenti in cui la praticità non è fondamentale, ma ci si concentra più sul sapore o sulle grandi nubi.
Nulla vieta ovviamente di girare tutto il giorno con un dripper, ma così come nulla vieta di girare tutto il giorno con una pipa, ma non è la scelta più pratica, tutto qui.

Esistono infine degli atom “ibridi”, chiamati DTA (Dripper Tank Atomizer), che sono degli atomizzatori con il deck di un dripper (quindi molto aperto e arioso), ma con il serbatoio.
Promettono la resa di un dripper, e secondo me non è del tutto paragonabile, però devo dire che ci si avvicinano molto.
Insomma, si perde un pelino sulle prestazioni, ma si guadagna a cannone sulla comodità.

Rigenerabili / Non rigenerabili

Ecco, qui iniziano i discorsi complicati 😀
Scherzo, niente di difficile, anzi.
Dunque, sostanzialmente ci sono atomizzatori in cui la coil è costituita da una “testina” o “head” che è un cilindretto o una specie di cubo metallico con dei buchi e del cotone dentro, che potete avvitare alla base dell’atomizzatore e che dovete buttare dopo qualche decina di millilitri svapati.
La coil è l’elemento vaporizzante, è il cuore dell’atomizzatore, e come tutte le cose è soggetta a consumo.
Ecco alcuni esempi di coil, o resistenze, o testine, o head (parole diverse, stesso concetto):

https://i2.wp.com/vapingcheap.com/wp-content/uploads/2014/02/aspire-nautilus-coil-heads.jpghttps://i0.wp.com/www.vapetrade.com/content/imgs/products/fullsize/855-fullsize-original-kanger-genuine-kangertech-subtank-tank-sub-ohm-atomizer-bpdc-occ-organic-cotton-coil-rba-rebuildable-clearomizer-extra3_1200.jpghttps://i2.wp.com/cdn3.volusion.com/yatb3.j6f4d/v/vspfiles/photos/CLEITO-COIL-2.jpghttps://i0.wp.com/des.gearbest.com/uploads/2015/201508/heditor/201508041016115757.jpg

 

Vi quadra la descrizione di cilindretto o cubo metallico, coi buchi e il cotone dentro?
Bene, questo pezzo viene venduto sigillato in blister, come nella prima foto in alto a sinistra, e ovviamente ha un suo costo, che molto a spanne oscilla tra i 2 e i 5 euro per pezzo (non ho verificato i numeri, ma l’ordine di grandezza è questo).

Quanto dura una coil, prima di essere inservibile?
Dipende.
La composizione del liquido, la potenza d’uso e la qualità della testina stessa fanno molto la differenza.
Diciamo che di solito, usando un liquido fatto con aromi sintetici a potenze medie per quella testina, almeno 20 ml li svapate, e mi sto tenendo cautelativo.
Quando la testina inizia a essere presa da buttare ve ne accorgete perchè il sapore vira verso il bruciaticcio, il vapore non è più corposo, il liquido nel serbatoio inizia a prendere striature nerastre che vengono su dalla coil e la testina potrebbe iniziare a gorgogliare e perdere.
Quest’ultimo sintomo non è esclusivo di una testina andata, quindi occhio, perchè a “far fede” è più che altro il saporaccio e le striature.

Il vantaggio di un atom non rigenerabile, cioè a testine, è che dovete solo svitare la coil, buttarla, prenderne una nuova, avvitarla, bagnarla per bene e ripartire.
Sostanzialmente la manutenzione si limita a questo.

Gli svantaggi sono due: l’assenza di personalizzazione e i costi, oltre alla necessità di avere “la scorta” per non trovarvi senza testine alla domenica mattina con i negozi chiusi.
In pratica le testine hanno gli stessi vantaggi e gli stessi svantaggi delle sigarette in pacchetto.

Gli atom rigenerabili invece NON HANNO le testine, perchè la costruzione della testina è lasciata all’utente.
Sono anche detti “RBA”, ovvero “ReBuildable Atomizer”, cioè atomizzatori “ricostruibili”.

Per spiegarvi il senso, devo prima dirvi come è fatta una resistenza.

Ne ho già parlato qui, ma riprendo velocemente il concetto.
In pratica la resistenza di un atomizzatore è una specie di “molla” fatta di metallo, collegata a due capi che fanno da polo positivo e negativo, con del cotone dentro o intorno.
E’ come il filamento di una lampadina, in un certo senso, ma con il cotone dentro.
Il liquido viene assorbito dal cotone, finisce sulla “molla” e per effetto Joule, cioè per riscaldamento elettrico del metallo, il liquido raggiunge temperature sufficienti a farlo vaporizzare.
Nell’immagine qui sotto si vede bene il discorso, e in questo caso ci sono due coil, una da una parte e una dall’altra:

https://i1.wp.com/i.imgur.com/b5S5HPd.png

 

Questo sistema di molla e materiale assorbente lo trovate anche dentro le testine che comprate già fatte.
Se ne smontate una (fatelo quando è da buttare, se non volete sprecare soldi) troverete la stessa struttura.

Dato che stiamo parlando di un filo spiralizzato a molla e un po’ di cotone, perchè non farselo da sè, risparmiando soldi e sbizzarrendosi in architetture alternative?
Ed ecco che sono nati gli atomizzatori rigenerabili, come quello della foto.
Se le testine sono come il pacchetto di sigarette, i rigenerabili sono come il tabacco da rollo.

Negli RBA infatti siete voi a costruire la o le coil, usando un filo metallico di apposito materiale (Kanthal, nichrome, acciaio, nichel o titanio) che di solito viene avvolto intorno alla punta di un cacciavite, o altro supporto a piacimento, in modo da creare la “molla”.
La coil verrà quindi fissata ai capi dell’atomizzatore (che è costruito in modo da agevolarvi la vita, con spazi adeguati e buona accessibilità), ci infilerete dentro il cotone, sistemerete i dettagli, chiuderete l’atom e via, pronti per svapare 😀
In realtà il discorso non è proprio così immediato, perchè serve un po’ di cura per i dettagli, ma questo processo, detto “rigenerazione”, non è così difficile come può sembrare.

Ho recuperato due foto della resistenza già fissata, ma senza cotone, e di una coil in fase di creazione, che è ancora avvolta sul cacciavite:

https://lh3.googleusercontent.com/-vEb6Hn7cM2A/VZmBs3ARM3I/AAAAAAAAULU/GnzxPqWFIVU/%25255BUNSET%25255D.png photo DSC_0672_zps6acfa430.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inoltre, vi ripropongo la vista dall’alto della testina di un Subtank Mini, così potrete vedere che anche dentro una testina preconfezionata, c’è la stessa struttura, dunque niente di misterioso o speciale.

https://i0.wp.com/www.vapetrade.com/content/imgs/products/fullsize/855-fullsize-original-kanger-genuine-kangertech-subtank-tank-sub-ohm-atomizer-bpdc-occ-organic-cotton-coil-rba-rebuildable-clearomizer-extra3_1200.jpg

 

I vantaggi di un RBA sono dunque il risparmio sui costi delle testine, perchè il filo metallico e il cotone costano decisamente meno delle testine, la maggiore libertà di azione, perchè se fate qualche cazzata o vi svapate un liquido molto incrostante vi basterà aprire e buttare tutto, senza il patema d’animo di aver sprecato come minimo 2 euro di testina.
C’è poi la maggior personalizzazione, dato che ci sono molti modi per costruire una coil (non tutti percorribili su un certo atom, per carità, ma avete comunque scelta) e infine un certo aspetto hobbystico che scatta quando ci prendete la mano.
Alcuni vapers infatti rigenerano per passatempo e relax, come quando si fa modellismo per intenderci.
Inoltre gli atom RBA offrono in media una resa maggiore degli atom a testine, anche se nell’ultimo anno sono usciti atom a testine di tutto rispetto che in certi casi sono comparabili ad alcuni rigenerabili, quindi quest’ultimo punto è un po’ relativo.

Gli svantaggi sono sull’immediatezza e sulla manutenzione, dato che ovviamente dovete starci dietro, cioè dovete rifare la coil ogni tot millilitri (bene o male gli stessi dei non rigenerabili) e questo vi porta via almeno 10-15 minuti.
Se poi vi mettete a fare esperimenti per provare nuove coil, vi partono anche le migliori ore 😀

Dunque scegliete un atom non rigenerabile, cioè a testine, se per qualunque motivo non avete voglia di “smanettare”, e invece considerate l’idea di un rigenerabile se fare piccoli lavori manuali non vi spaventa, o vi piace proprio, e se vi ispira l’idea di “metterci le mani”.
La rigenerazione fa paura a un bel po’ di gente, me compreso quando ho iniziato, perchè nel mio caso non avevo fiducia nelle mie capacità manuali.
Quando poi sono stato “obbligato” a rigenerare, ci ho perso circa 2 ore guardando su youtube come fare, ho buttato le prime due resistenze, e alla terza ha funzionato.
All’epoca però si usava la silica, non il cotone (poi vi spiegherò) ed era obiettivamente più complicato, inoltre mi sono dovuto arrangiare perchè non avevo nessuno che potesse aiutarmi.
Ora come ora, grazie al cotone si risparmia molto tempo e fatica, e c’è un sacco di gente che rigenera e che magari può aiutarvi, negoziante compreso, se ne avete uno di fiducia.

Aggiungo un dettaglio: alcuni atomizzatori, tipo il Subtank Mini, offrono sia le testine prefabbricate, sia la testina rigenerabile.
Trovo che siano un ottimo “ponte” per chi vorrebbe rigenerare, ma se le cose vanno male vuole avere comunque un porto sicuro.
Ovviamente un atom RBA propriamente inteso è di solito più comodo da rigenerare, ma anche questi sono una buona soluzione.

Wick / Mesh

Parliamo del modo in cui il liquido viene trasportato alla coil.
La wick è il generico materiale assorbente, che può essere il cotone, la silica, la ceramica, il rayon, la stoffa e chissà che altro.
Alcuni dicono “wick” intendendo “silica”, ma non è la stessa cosa.
Anche il cotone è wick, tant’è che quando un atom non si alimenta bene, si parla di problemi nel “wicking”, anche se va a cotone.
Ha il vantaggio di essere facilmente lavorabile, specie se si usa un RBA.
Ha lo svantaggio di restituire una resa aromatica poco “nitida”.
Tende cioè a mescolare tutti i gusti di una certa miscela, il che non è necessariamente un male, ma è una caratteristica da considerare.
Capiamoci: stiamo parlando di finezze, roba da “sommelier dello svapo”, poichè per un buon tot di persone la differenza non è così evidente.
La stragrande maggioranza degli atomizzatori sono settati a wick.

La mesh invece è una maglia metallica finissima, venduta a fogli, che si presenta così:

 

https://i1.wp.com/shop.goodvapes.com/wp-content/uploads/2013/11/Stainless-steel-mesh-500-4.50-for-3x3-square.jpg

 

Sono fogli sottili, stropicciabili (non fatelo, sennò rovinate la mesh) quasi lisci al tatto tanto sono fini, ma sono in realtà fatti a “zanzariera”.
La mesh viene tagliata e arrotolata, ossidata tramite “sfiammatura” con un cannello ossidrico e quindi inserita nell’atomizzatore a mesh, che è opportunamente pensato per alloggiare il tubicino di mesh che avete creato.
Infine, intorno alla mesh ci avvolgete la resistenza, oppure fate il contrario (non uso mesh, quindi non sono così dentro al modo di lavorare).

Il senso è comunque quello di avere un tubo metallico che veicola il liquido per capillarità o per depressione, a seconda dell’atom.

La solita immagine per chiarire il discorso:

 

https://i2.wp.com/www.truev.co.uk/blog/wp-content/uploads/2014/12/genesis_burn_test.jpg

 

Potete vedere la resistenza accesa che è rosso/arancio, un rotolino nero che ci passa dentro, e se seguite il rotolino verso il basso, vedrete che prosegue dentro il serbatoio, giù fino al fondo.
Quel rotolino nero è la mesh ossidata, che vedete ancora meglio sul deck a sinistra.

Vantaggio della mesh: la resa aromatica è più nitida, più precisa, poichè la mesh praticamente non interagisce con il liquido, non gli dà sapore, non fa nulla, lo porta e basta.

Svantaggio della mesh: secondo me, è un pacco da lavorare 😀
Bisogna infatti ossidarla bene, sennò vi fa corto circuito (è metallo), bisogna farla aderire bene alla resistenza sennò vi dà hotspot (cioè spire che si scaldano più di altre perchè non vengono bagnate), bisogna bilanciare bene la lunghezza della mesh e la tramatura per non andare in secca o non sovralimentarsi…insomma, non è un sistema immediato.

Personalmente, siccome cerco sempre il bilanciamento tra resa e comodità, non uso la mesh, ma ci sono molti estimatori di questo sistema, che obiettivamente ha un suo perchè, e dunque ve l’ho nominato.

Che mi risulti, gli atom a mesh (o genesis) sono solo rigenerabili, a parte atom tipo forse i Boge, che però non si vedono da anni.
Dunque la scelta di wick o mesh non vi riguarda finchè non passerete a un rigenerabile, e anche in quel caso, la mesh è un ambito molto particolare, che capirete meglio quando sarete un po’ più “dentro alla materia” 😉

Single coil / Multicoil

Qui parliamo del NUMERO di resistenze.
Eh già, perchè nella ricerca del “di più” si è ovviamente pensato di aumentare il numero di coil.
Se una coil mi dà tanto vapore, due coil mi daranno il doppio di tanto vapore, e quattro coil mi daranno TANTISSIMO vapore 😀
Ho parlato di multicoil, che però non esiste come espressione, perchè mi scocciavo a scrivere nel titolo “dual – triple – quad – penta – esa coil” 😀

Più coil abbiamo, più vapore produrremo, più potenza servirà, più batteria consumerò, più liquido se ne andrà.
E’ tutto “di più” insomma.

I vantaggi sono ovviamente nella quantità di vapore e nella resa aromatica che si intensifica (ma non necessariamente migliora).
Gli svantaggi ve li ho appena detti: si consuma un botto, in tutti i sensi.

Se quindi volete risparmiare liquido e stare a potenze più basse, scegliete un atom in single coil, se invece prediligete la quantità, scegliete un setup multicoil.

Alcuni atomizzatori, tipo il Griffin 25 o il Bellus (entrambi RBA) sono nativamente predisposti per dual coil, ma hanno un “tappino” che chiude lo spazio del deck destinato alla seconda coil, in modo da permettervi l’uso anche in single.
Io l’ho interpretato come un modo da parte delle aziende in questione di soddisfare la richiesta di certi vapers, quindi a quanto pare non tutti sono d’accordo nel volere “di più”.

Gli atom a testine dual coil invece ve li tenete così come sono, poichè non potete sventrare la testina e togliere una resistenza, ovviamente.

 

Bottom Feeder

Ed eccoci all’ultima categoria, che fa un po’ voce a sè, esattamente come nella bloggata sui dispositivi.
Gli atom bottom feeder sono concettualmente come dei dripper, ma anzichè avere il liquido che viene sgocciolato a manina da sopra, viene pompato da sotto tramite la pressione della boccetta racchiusa nel dispositivo bottom feeder.

https://i0.wp.com/www.boxes-bases.com/gallery/files/12112144_930562687011423_4155800648609264070_n_large.jpg

I vantaggi sono la resa aromatica, paragonabile a un dripper, mentre gli svantaggi sono in parte quelli dei dripper, ma meno impattanti, nel senso che dovete “squonkare” cioè premere il boccino, ogni tot tiri, ma perlomeno non dovete star lì ad armeggiare da sopra usando due mani come con i dripper.
La Kanger ha buttato fuori di recente la “DripBox”, sia in versione meccanica, sia in versione elettronica, dunque anche un neofita potrà approcciare questo modo di svapare, che al pari della mesh ha dei forti estimatori, pur essendo un mondo relativamente di nicchia.

 

Conclusioni

 

Tirando le somme…

Se volete uno svapo potente, vi conviene andare su atom di polmoni dual coil, siano essi tank o dripper, rigenerabili o no.
Ovviamente i dripper sono i più potenti, i tank un po’ meno.

Se volete praticità, sicuramente tank a testine.

Se volete comunque la praticità, ma vi ispira l’idea di metterci le mani e risparmiare, tank rigenerabile o bottom feeder, meno immediati degli atom a testine, ma non particolamente impegnativi una volta che avete imparato (e non ci si mette molto).

Se volete un vapore e una resa aromatica “grassa”, cioè bella corposa, andate di dripper o bottom feeder, o anche atom a tank di tipo RDTA.

Se volete una degustazione molto nitida, ma non semplicissima da settare (anzi, diciamo pure che è piuttosto rompimaroni 😀 ) provate la mesh, in tank o in dripper.

Se volete un’esperienza simile alle sigarette, tiro di guancia.

La maggior parte degli atom “mainstream” in commercio ora sono tank di polmoni, a testine o rigenerabili, ma siccome (per fortuna) ci sono anche altre possibilità, spero che questa panoramica vi sia d’aiuto per fare la scelta migliore 🙂

Un saluto,
Mat

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24 thoughts on “Consigli per gli acquisti: atomizzatori

  1. Ciao mat… Complimenti ancora per il blog molto ben fatto e curato. Premetto che svapo ormai da quasi 6 mesi. Ho una Evic-Vtc Mini con cubis e in questo lasso di tempo ho acquistato un altro atom (il cubis pro). Lo ho provati entrambi usando sempre coil da 1 ohm perché sono abituato a tiro di guancia. Devo dire che all’inizio mi trovavo bene ma ora mi stanno dando un po di noia, con i liquidi 50/50 sono praticamente inutili…ho fatto un paio di steccate da farti venire la voglia di sbatterla al muro. Vabbe comunque non mi dilungo… Ho provato anche coil polmonari ma non mi trovo e ad esser sincero nemmeno i cubis si prestano molto, a mio avviso, al Direct lung (aspirano poca aria). Ne volevo prendere un altro ed ho visto il Zephyrus V2 (a dire la verità l’ho anche provato da un amico ma con tiro polmonare). Riesco con questo tipo di atom a fare il tiro di guancia? Tipo con le coil già fatte da 0.6? (non so rigenerare 😆) tu che mi consigli? Ho sentito anche qualcuno è diceva che il Zephyrus non va molto bene sulla Evic-Vtc Mini. Sono nelle tue mani. Grazie

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    • Ciao Giovanni!
      Intanto grazie per i complimenti 🙂
      Riguardo alla linea Cubis, non è riuscita granchè bene, ti dirò…
      Zephyrus lo lascerei stare per il tiro di guancia. Se vuoi stare su atom NON rigenerabili, considera il GS Tank, il Nautilus, la linea Aerotank e Genitank di Kanger, e aggiungo (ma non ho provato, quindi non so se siano validi) il Triton 2 di Aspire con le coil da 1.8 e il Nautilus X.
      Zeph su eVic dà dei problemi, vero, ricordo al Vapitaly che spesso dava “no atomizer” se si stringeva un pelo di più.

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  2. Ciao.. intanto complimenti per l’articolo, esauriente ed interessante (finalmente ho capito cos’è un mesh dopo anni di svapo).
    Ho una iStick TC 40W per la quale volevo prendere un altro atom rigenerabile da affiancare al mio Griffin con la Evic.
    Ho preso sia il Cubis che il Cubis Pro, fanno il loro lavoro ma niente di speciale. Come Giovanni avevo pensato quindi di prendere lo Zephyrus, che avevo provato e mi era piaciuto molto (oltre ad essere quasi introvabile online).
    Tuttavia, ho letto nella tua risposta che presenta dei problemi con la Evic, su cui magari ogni tanto potrei montarlo al psoto dell’iStick. Detto questo, è un problema così frequente?
    Come soluzioni alternative (rimandendo sui 30-40 euro max online) stavo valutando principalmente OBS (Crius, Crius Plus, Engine) e iJoy (Limitless RDTA, Limitless RDTA Plus e Combo RDA).
    Secondo te, tra questi sopra citati qual’è il migliore nel rapporto qualità/prezzo?
    Ci sono altri atom su questo genere che andrebbero presi in considerazione?
    Grazie.

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  3. Bell’articolo anche questo.
    Avrei una domanda sulla….rigenerazione.
    Smontando una resistenza dell’ Eleaf GS AIR MS, ho visto che ci sono due resistenze in parallelo con filo res nores (le saldature si notano distintamente).
    E’ possibile rigenerare in single coil con un classico kanthal?

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    • Certamente, anche se viene fuori un macello, secondo me.
      Se vuoi provare per sfizio ok, ma di solito eLeaf ecc usano res-nores perchè le gambine diventerebbero altrimenti lunghe, causando aumento di resistenza, conseguenti watt elevati e quindi continui dry burn sulle gambine.

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  4. Ciao Mat Eric…ti do io una dritta….spero di non fare qualche gaffe hehehehe…..parla di quali tipi di atomizzatori esistono per il tiro da guancia sia rigenerabili che non e magari quali box si potrebbero abbinare per ottenere le accoppiate migliori……so che magari l’argomento potrebbe essere molto soggettivo ma vedo in giro tanti che fanno questo tipo di domande…potrebbe essere un buon argomento, poi ovviamente complimenti per il pezzo…nulla da eccepire scorrevole e piacevolmente abbastanza tecnico….ciaoooooooo…..

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  5. Giorni e giorni che cerco di reperire queste informazioni in modo comprensibile e non solo questo articolo é molto comprensibile, ma ci sono le IMMAGINI!!!!
    Un semplice ma profondo GRAZIE

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  6. ciao mat,
    mi consiglieresti un buon atomizzatore rigenerabile per tiro da guancia, tank? vorrei montarlo su una genusII dell’ovale. Prediligo un maggior hit. Grazie:)

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